     p 69 .


Paragrafo 3 . Il "matricidio" della filosofia.

     
Introduzione.

Ci  sono  due  modi di uccidere la madre-filosofia,  che  convivono
nella  Rivoluzione  scientifica e che possono essere  rappresentati
dall'opera di Francis Bacon e da quella di Galileo Galilei:  uno  
esplicito  e  dichiarato, l'altro implicito e spesso mascherato  da
dichiarazioni di devozione e di amore.

Francis Bacon.
     
"Si  chiami  alla  sbarra Aristotele, questo  detestabile  sofista,
questo entusiasta per le inutili sottigliezze, questo vile ludibrio
delle  parole.  [...]  Si  chiami ora alla sbarra  Platone,  questo
sfacciato   cavillatore,  questo  gonfio  poeta,  questo  delirante
teologo"(14).
     Cos  si esprime Francis Bacon nella sua prima opera, Il parto
maschio  del  tempo,  pubblicata postuma, ma i cui  contenuti  sono
ripresi  e  sviluppati nel corso di tutta la  sua  vita(15).  Nelle
opere successive il tono  un po' attenuato, ma il contenuto rimane
inalterato: grandissime sono le responsabilit dei filosofi e della
filosofia,  che  hanno distolto gli uomini dalla riflessione  sulle
cose  per costringerli ad una sterile riflessione sull'interiorit,
hanno  posto  la contemplazione al posto delle opere,  hanno  fatto
scuola di rassegnazione anzich fornire stimoli per l'azione.
     E'  giunto  quindi  il momento di smettere  di  guardare  agli
antichi  come fonte di indubitabile sapienza e di adorare  la  loro
filosofia; del resto, a ben pensare, i veri antichi siamo noi: "Per
antichit si deve intendere propriamente l'et pi matura e  adulta
del mondo, cio il tempo in cui viviamo noi, non
     
     p 70 .
     
     quello  in  cui  vivevano gli antichi che  ne  era  l'et  pi
giovane.  Quell'et infatti che per noi  antica e matura, rispetto
al  mondo    nuova  e bambina, e come ci aspettiamo  una  maggiore
esperienza  umana e una maggiore maturit di giudizio  dal  vecchio
che  non dal giovane per il maggior numero di cose che il primo  ha
potuto vedere, udire, pensare, per la medesima ragione dalla nostra
et,  se essa conoscesse le sue forze e volesse metterle alla prova
e  pretenderle, ci dovremmo aspettare molto di pi  che  dalle  et
antiche, come da et pi avanzata e accresciuta da una infinit  di
esperimenti e di osservazioni"(16).
     
Contro il sapere sterile.
     
La   critica  alla  filosofia  antica  e  alla  sua  riscoperta   e
riproposizione  nelle  scuole  non    certo  una  peculiarit  del
pensiero di Francis Bacon; l'aspetto originale del filosofo inglese
sta  nel  tipo  di  critica:  egli, pur soffermandosi  sui  singoli
"errori",  pensa che i filosofi siano "colpevoli tutti e  partecipi
della stessa colpa"(17), l'aver prodotto un sapere sterile(18).
     La   sterilit   della  filosofia    la   conseguenza   della
presunzione  che  i  Greci  hanno  lasciato  in  eredit  al  mondo
occidentale:  "la  pretesa di sostituire  perfette  costruzioni  di
parole ai faticosi tentativi di sfogliare le pagine del gran  libro
della  natura  e  la pretesa di rinchiudere per sempre,  entro  una
dottrina  particolare, la universalit del  metodo  e  la  totalit
della natura"(19).
     La  critica  di  Bacon  non  si rivolge  solo  alla  filosofia
metafisica  e dogmatica, che "simula la perfezione della totalit",
ma  anche  all'empirismo che si  lasciato trascinare  passivamente
dall'esperienza,  senza elaborare e applicare un  metodo  certo  di
ricerca(20).
     In  sintesi  -  come  scrive Paolo Rossi - "la  filosofia  dei
dogmatici si risolve dunque in uno strumento di conservazione e  in
una sterile ripetizione
     
     p 71 .
     
     del   gi   noto,   la   filosofia  degli  empirici   accumula
passivamente una serie di fatti particolari senza mai  superare  il
piano della accidentalit"(21).
     Infine,  la  negazione pura e semplice del sapere tradizionale
non    sufficiente  a  liberarci  dai  suoi  errori:  se  non   si
individuano le cause di quegli errori e se non si elabora un metodo
alternativo a quello che li ha prodotti, si avr sempre  un  sapere
fallace(22).
     
L'araldo del nuovo sapere.
     
Prima  di  vedere  in  che  misura Francis  Bacon  sia  riuscito  a
introdurre elementi di novit nel pensiero occidentale  importante
avere  presente  qual  il ruolo che egli attribuiva  alla  scienza
rinnovata e a se stesso nell'opera di rinnovamento del sapere.
     In  uno  scritto  del  1603,  il  De  interpretatione  naturae
proemium(23), concepito come introduzione ad un'opera mai  composta
e pubblicato postumo nel 1653, si trovano cenni autobiografici e le
linee del suo programma di lavoro. Francis Bacon  consapevole  che
la  rifondazione della scienza non pu essere opera  di  uno  o  di
pochi, e che non pu realizzarsi in un breve lasso di tempo(24); il
compito  che  egli si attribuisce  quello di costruire  una  nuova
"fabbrica"  e una nuova "macchina", anche se poi non    sicuro  di
poterla  mettere  in  moto  e  adoperare(25).  L'importante  non  
pretendere  risultati immediati, ma individuare la  via  giusta  da
percorrere, perch "uno zoppo che cammina sulla giusta  via  supera
un corridore che corre sulla strada sbagliata"(26).
     Per  costruire  la "macchina"  comunque essenziale  conoscere
con  estrema chiarezza lo scopo per cui deve funzionare. E  Francis
Bacon   convinto di avere questa chiarezza: la nuova scienza  deve
essere in grado di instaurare
     
     p 72 .
     
     il  dominio  dell'uomo (regnum hominis) sul  mondo,  che,  tra
l'altro,  era  il  compito assegnato da Dio ad Adamo  nel  Paradiso
terrestre(27). Ma pi che la Bibbia, questa aspirazione di Bacon fa
venire  in mente l'ideale e le aspirazioni del dottor Faust che  un
suo   contemporaneo,  Christopher  Marlowe,  aveva  portato   sulle
scene(28).
     Il  progetto baconiano parte da un presupposto sostanzialmente
etico:  la  scienza  uno strumento che l'uomo deve utilizzare  per
realizzare  i  valori  della fratellanza  e  del  progresso.  Essa,
pertanto,   deve   avere   un  carattere   operativo,   cio   deve
concretizzarsi  in  una serie di "invenzioni",  strumenti  tecnici,
macchine,  e  deve  essere  al servizio  della  collettivit  degli
uomini.  L'operativit della scienza sar garantita dal suo  legame
con la tecnica, mentre il suo uso "democratico" dipender dal fatto
che  l'estensione del dominio degli uomini sulla natura sar  opera
di  una comunit organizzata di scienziati controllati e finanziati
dallo  stato. Inoltre, il nuovo sapere, anche se gestito nelle  sue
applicazioni  pratiche dagli scienziati, dovr diffondersi  tra  le
masse per liberarle dai pregiudizi(29).
     
Il Novum Organum.
     
Visto  che Bacon oppone un netto rifiuto alle filosofie del passato
e  considera inutili i tentativi di richiamare in vita  la  scienza
dalle  "tenebre dell'antichit",  evidente che la nuova  filosofia
non  potr  pi  muoversi  sullo  stesso  terreno  della  filosofia
tradizionale,  non  potr pi accettare i  suoi  princpi,  i  suoi
presupposti, i suoi argomenti, ma dovr essere la conseguenza di un
nuovo   atteggiamento  dell'uomo  di  fronte  alla  natura.  Questo
atteggiamento  nuovo richieder un nuovo concetto  di  verit,  una
nuova moralit e una nuova logica.
     Se  l'Organon  di Aristotele  stato lo "strumento"(30)  della
vecchia logica e della vecchia filosofia,  necessario dar  vita  a
un  nuovo strumento, un novum organum. E con questo titolo  Francis
Bacon  pubblica,  nel  1620,  l'opera  che    considerata  il  suo
capolavoro. Essa doveva costituire la seconda parte di  una  grande
enciclopedia  delle  scienze (Instauratio magna)  che  non  fu  mai
portata a compimento.
     
     p 73 .
     
     Il  Novum  Organum si divide in due parti: nella  prima  (pars
destruens)  l'autore  si propone di confutare  tutti  i  pregiudizi
(idola) e di liberare da essi la mente, che pu cos affrontare  la
ricostruzione  del sapere secondo il metodo indicato nella  seconda
parte dell'opera (pars construens).
     Gli  idola  sono  di diverse specie: alcuni  hanno  un'origine
sociale  e culturale - derivano cio dal contesto in cui  popoli  e
individui  sono cresciuti e vissuti -, altri, invece,  sono  propri
della  natura dell'uomo. Ed  a questi ultimi che bisogna  prestare
particolare attenzione, perch, anche se non  possibile eliminarli
completamente,  una volta conosciuta la loro natura sar  possibile
agguerrirsi contro di essi e neutralizzarne l'azione.
     Come  abbiamo gi visto, secondo Francis Bacon, la causa della
cacciata  dell'uomo dal Paradiso terrestre non  tanto il desiderio
di   conoscere  la  natura  e  il  Creato,  quanto  la  volont  di
sostituirsi a Dio in campo morale, nella definizione di ci  che  
bene  e di ci che  male(31). In questo il filosofo inglese  rompe
nettamente  con  la  lunga  tradizione  che  attribuiva   caratteri
satanici  alla  scienza: l'aspirazione a conoscere  e  dominare  la
natura non richiede nessun patto con il diavolo ma, anzi, mette  in
pratica  l'originario progetto divino. Eppure il peccato originale,
di  orgoglio  e di presunzione,  stato commesso e ha lasciato  una
macchia indelebile nell'umanit:  quindi necessario riconoscere il
primato  della religione in campo morale e affidarsi  ad  essa  per
quanto  riguarda  la  definizione  del  bene  e  del  male;  ma   
altrettanto  importante prendere coscienza degli effetti  che  quel
peccato  ha prodotto e continua a produrre sulle nostra facolt  di
conoscere.  Questi  effetti sono quelli che  Francis  Bacon  chiama
"idoli  della  trib" (idola tribus), "fondati sulla stessa  natura
umana e sulla stessa trib o razza umana"(32).
     Tra  la  Verit dell'Essere e la verit del conoscere  c'  lo
stesso  rapporto  che  esiste tra un raggio  diretto  e  un  raggio
riflesso.  L'intelletto umano agisce come uno specchio,  che  viene
colpito  dai  raggi  della totalit del mondo e li  riflette  nella
conoscenza. Questo specchio era originariamente puro, perfettamente
piatto, e quindi l'uomo possedeva una pura conoscenza della  natura
e   della  universalit  delle  cose(33).  In  seguito  al  peccato
originale lo specchio dell'intelletto umano  stato deformato e  la
sua  conoscenza  non   pi il riflesso della natura,  ma  una  sua
"deformazione" e un "travisamento"(34).
     Gli  errori  che  l'uomo  compie a  causa  di  questa  visione
deformata  consistono essenzialmente nel considerare il  mondo  pi
semplice  di  quanto  sia  in  realt; nel  ritenere,  grazie  alle
astrazioni, stabile ci che in realt  mutevole; nel concepire  il
mondo solo in funzione dell'uomo(35).
     Ciascun  individuo,  oltre a quelli comuni all'intera  "trib"
degli  uomini, ha i propri pregiudizi: quelli della spelonca (idola
specus),  che "hanno origine dalla natura particolare di  ciascuno,
dell'animo e del corpo, e anche dall'educazione, dall'abitudine, da
circostanze accidentali"(36). Questa specie di
     
     p 74 .
     
     idola    estremamente varia e molteplice.  Principalmente  si
manifesta    nell'asservimento   del   generale   al   particolare,
nell'esaltazione e nella mancanza di equilibrio.
     "Ma  i  pi molesti di tutti sono gli idoli del mercato (idola
fori)  che  si  sono  insinuati nell'intelletto dalla  associazione
delle parole e dei nomi con le cose"(37). Gli uomini hanno ritenuto
di  poter controllare le cose attraverso le parole, ma molto spesso
ci troviamo davanti parole alle quali non corrisponde nessuna cosa,
oppure  parole  che  definiscono le cose in  maniera  affrettata  e
parziale.  Dal primo tipo di "idolo"  abbastanza facile liberarsi,
perch  quando ci troviamo di fronte ad espressioni come "fortuna",
"primo  mobile", "sfere dei pianeti", "elemento fuoco" e  "fantasie
di  questo tipo che derivano da teorie false e vane",  sufficiente
confutare  e  rifiutare  le  relative  teorie(38).  Pi  complesso,
invece,   il discorso che riguarda le parole che derivano  da  una
"cattiva  e  inesperta astrazione", per cui allo stesso termine  si
possono    attribuire    i    significati    pi    disparati     e
contraddittori(39).
     Gli  "idoli"  che  abbiamo esaminato fin qui  o  sono  innati,
oppure   si  sono  "insinuati  nascostamente  nell'intelletto"(40),
mentre quelli della quarta specie, idola theatri, vi sono penetrati
apertamente e sono stati consapevolmente accettati: si  tratta  dei
pregiudizi  derivanti da "teorie simili a favole e  dalle  corrotte
leggi della dimostrazione"(41). Le varie teorie filosofiche si sono
avvicendate  come  le  "favole"  dei  poeti  sulle  tavole  di   un
palcoscenico  e, come le invenzioni dei poeti, sono  pi  piacevoli
della   realt  e  possono  cos  corrispondere  ai   desideri   di
ciascuno(42). E' inutile - sostiene Francis Bacon - confutarle  qui
una  per una, perch  gi stato chiarito che tutte sono accomunate
dall'errore  e  dalla  falsit dei princpi da  cui  derivano;  pu
comunque essere utile, per liberarsi dai pregiudizi della filosofia
e  aprire la via alla nuova scienza, ricordare i limiti dei  generi
nei quali il sapere filosofico si  sin qui espresso: la sofistica,
l'empirismo,  la superstizione. Il primo genere ha il  suo  massimo
rappresentante    in   Aristotele   e   consiste    nel    prendere
"dall'esperienza casi vari e comuni non sufficientemente provati n
esaminati   e  ponderati:  tutto  il  resto  viene  affidato   alla
meditazione e al turbinio dell'intelligenza"(43). Il secondo  tipo,
rappresentato soprattutto dagli alchimisti, raggruppa quanti "hanno
elaborato  con pazienza e con cura pochi esperimenti  e  da  questi
hanno avuto
     
     p 75 .
     
     il coraggio di ricavarne e costruire filosofie: tutto il resto
  stato  forzato  a  raccordarsi con quei pochi  esperimenti"(44).
Infine  il  terzo  genere  trova la  sua  massima  espressione  nel
platonismo   e  raggruppa  quei  filosofi  "che,  per  spirito   di
venerazione  e  per fede, mescolano alla scienza la teologia  e  le
tradizioni"(45).
     Come  si  vede,  la  teoria  degli idola  tende  a  colpire  i
fondamenti  del  pensiero filosofico occidentale,  a  "uccidere  la
filosofia", mettendo in evidenza l'incommensurabilit del  rapporto
fra  uomo e Tutto: i filosofi, nel continuo tentativo di andare  al
di  l  dei propri limiti, non si sono resi conto che cos  facendo
costruivano un universo a misura d'uomo, semplificando  in  maniera
paurosa  la  complessit della realt. In contrasto con  l'idea  di
perfezione  del  mondo  iperuranio di  Platone  o  con  la  visione
armonica  delle sfere celesti di Aristotele, Francis Bacon sostiene
che,  una  volta abbandonate le illusioni e le favole,  "l'edificio
dell'universo,  per  la sua struttura, appare all'intelletto  umano
che  lo contempla come un labirinto dove si presentano da ogni lato
una  quantit di vie ambigue, di fallaci somiglianze di cose  e  di
segni,  di  spirali e di nodi avvolti e complicati.  [...]  In  una
situazione cos aspra bisogna disperare del giudizio umano sia  per
quanto  riguarda la sua propria forza sia anche per quanto concerne
i casi fortunati nei quali esso si pu trovare"(46).
     L'intelletto,  inoltre,  non  pu  superare  i  propri  limiti
ricorrendo semplicemente ai sensi, perch anche il senso   affetto
da  una  "duplice colpa": "o ci abbandona o ci inganna"(47). Troppe
sono  le  cose  -  un'"infinit" - che sfuggono al  senso  per  una
molteplicit  di  cause.  Riguardo  poi  a  quelle  che  riesce  ad
afferrare,  le  testimonianze  e l'informazione  che  il  senso  ci
fornisce sono sempre riferite all'uomo e mai all'universo(48).
     Forte  di  questa consapevolezza Francis Bacon  si  accinge  a
tracciare  le  linee essenziali del metodo che  deve  portare  alla
nascita  del  nuovo sapere, convinto, come abbiamo gi  detto,  che
esso scaturisca dall'applicazione di un metodo corretto.
     Il  metodo dimostrativo, basato sul procedimento sillogistico-
deduttivo   e  tipico  dell'aristotelismo,  pu  essere  applicato,
secondo  Francis  Bacon, solo in quei campi in cui alcuni  princpi
possono  essere  assunti  come  perfettamente  validi,  ad  esempio
nell'etica, ma  assolutamente inutilizzabile per la conoscenza del
mondo naturale.
     Il nuovo metodo deve fondarsi sull'induzione. Anche Aristotele
aveva fatto ampio ricorso all'induzione per giungere a formulazioni
di  tipo  generale(49), ma secondo il filosofo inglese  questa  era
basata  su una superficiale conoscenza dei fatti: era una "semplice
enumerazione".  L'"induzione vera" non  soltanto generalizzazione,
ma anche interpretatio: cio ricerca, nei dati dell'esperienza, dei
princpi che organizzano la realt.
     
     p 76 .
     
     Nella  filosofia aristotelica la struttura del pensiero  -  la
logica  -,  con le sue categorie e le sue leggi,  come sovrapposta
alla realt, la cui struttura coincide perfettamente con quella del
pensiero (razionalit del reale): il mondo che ne deriva  un tutto
ordinato e armonico e non certo quel labirinto di vie ambigue e  di
nodi  complicati  che  appare,  invece,  all'intelletto  privo   di
pregiudizi.  E' necessario allora che la nuova logica, l'"induzione
vera",  sia  uno  strumento in grado di chiarire le  ambiguit  del
mondo  reale e di scioglierne i nodi senza sovrapporvi  un  modello
precostituito.
     L'induzione  proposta  da Bacon procede per  esclusione,  cio
attraverso  l'eliminazione dai dati dell'esperienza degli  elementi
"superflui": questo consente di individuare la struttura essenziale
della realt. Le tavole sono lo strumento proposto da Francis Bacon
per procedere in questa direzione. La "tavola" (tabula) non  altro
che  la  tavoletta spalmata di cera su cui gli antichi  "prendevano
appunti":  quindi si pu dire che non  nient'altro che  un  "bloc-
notes"  o,  meglio  ancora, un computer portatile  che  serve  allo
scienziato per registrare le sue osservazioni.
     Il  nuovo scienziato si munir di tre "tavole". In una (tabula
praesentiae) registrer tutti i casi in cui una determinata  natura
si manifesta: ad esempio, se si considera il calore egli registrer
i  raggi  del  Sole, i diversi tipi di fiamma, il  calore  animale,
eccetera
     In  una seconda tavola (tabula absentiae) egli annoter i casi
affini  ai  precedenti in cui sia assente il calore: ad  esempio  i
raggi  della  Luna e delle stelle, i fuochi fatui,  i  raggi  delle
comete, eccetera
     Infine  in una terza tavola (tabula graduum) verranno elencati
i  fatti  in  cui  quella determinata natura  presente  in  misura
maggiore  o  minore, come, ad esempio, le variazioni di temperatura
di  uno  stesso  corpo  o  le differenze di temperatura  tra  corpi
diversi.
     Francis  Bacon   convinto che attraverso questo  procedimento
sia  possibile  arrivare ad isolare l'essenza  profonda  (ipsissima
res)  della natura esaminata: nell'esempio che abbiamo riportato  
l'ipsissimus  calor, cio l'essenza del calore.  Questa  essenza  
chiamata  anche  forma  e trovare le forme   lo  scopo  dell'umana
conoscenza(50).
     Una  volta individuate le forme, partendo da esse l'intelletto
potr  costruire  delle  ipotesi; queste ipotesi  rappresentano  il
primo   raccolto  dei  frutti  della  nostra  indagine,  la  "prima
vendemmia" (vindematio prima), come la chiama Bacon.
     Queste prime interpretazioni dovranno quindi essere sottoposte
a  una serie di esperimenti per verificarne la validit, primo  fra
tutti l'esperimento cruciale (instantia crucis)(51).
     La  nuova  scienza  che scaturir da questo  metodo  non  sar
sterile  come  l'antica sapienza, ma produrr effetti  che  mai  si
sarebbero potuti prevedere:
     
     p 77 .
     
     si  potranno  introdurre  nuove  "forme"  in  un  corpo,  sar
addirittura  possibile attuare il vecchio sogno  degli  alchimisti:
riunire  in  un solo corpo le qualit necessarie a trasformarlo  in
oro.
     
Francis Bacon e la Rivoluzione scientifica.
     
La  riforma  dell'induzione, alla quale Francis Bacon dedica  tanta
energia,  non  rappresenta  certo il  suo  contributo  maggiore  al
rinnovamento del sapere: la scienza moderna, infatti, non si  fonda
sullo  sperimentalismo empirico di tipo baconiano, ma, come vedremo
tra poco, sul metodo matematico proposto da Galileo.
     Ma  da  Bacon viene posta l'istanza del rinnovamento  radicale
del sapere, con una forza che non ritroviamo n in Copernico n  in
Galileo. Egli  forse l'unico, tra i suoi contemporanei, che ha  la
consapevolezza di fare una "rivoluzione".
     Preso  dal  carattere totalizzante del suo obiettivo,  Francis
Bacon   trascura   o   disconosce  la  portata  rivoluzionaria   di
avvenimenti e scoperte che si stanno verificando nella  sua  epoca.
Egli  si  dichiara  del  tutto indifferente  ai  tre  "sistemi  del
mondo"(52) perch non vede nell'opera degli astronomi del suo tempo
quella rottura rivoluzionaria che va cercando: anche Copernico, in
     
     p 78 .
     
     fondo, cerca negli antichi una conferma delle sue ipotesi, non
mette in discussione l'incorruttibilit dei cieli, non dubita della
perfezione  delle  orbite circolari. Agli occhi  di  Francis  Bacon
tutto   quanto   pu   apparire  come  aggiustamento,   correzione,
miglioramento della scienza tradizionale, ma, dal momento  che  non
ne  mette in discussione i princpi e i fondamenti, non  rilevante
ai fini del vero rinnovamento del sapere.
     Francis Bacon intendeva iniziare una rivoluzione scientifica.
     
La perfettibilit dell'uomo.
     
Nel  mondo  antico  e in quello rinascimentale,  come  abbiamo  gi
visto,   presente una concezione ciclica del tempo e della storia:
il passato pi remoto viene spesso mitizzato come "et dell'oro", e
l'opera  del tempo produce un progressivo decadimento dal  quale  
possibile  "rinascere"; ma la rinascita, nel migliore dei  casi,  
raggiungere  le  vette di un sapere che c' gi  stato.  Quindi  il
tempo e la storia non potevano produrre nulla di veramente nuovo. E
ci  valeva  sia per chi era convinto che all'uomo fosse  possibile
conoscere   il   Tutto,   sia   per  chi   insisteva   sui   limiti
dell'intelletto umano: la natura dell'uomo  una,  data  una  volta
per tutte e immodificabile.
     Anche   Francis   Bacon   pensa  a  una  condizione   iniziale
dell'umanit,  prima del peccato originale, in cui  l'intelletto  
puro  e  in grado di riflettere, cio conoscere, l'intero universo;
ed    anche convinto che  necessario recuperare quella condizione
originaria, liberandosi dagli effetti della colpa di Adamo.  Ma  la
riconquista della purezza dell'intelletto non  per lui il punto di
arrivo:  il ritorno all'Eden e all'et dell'oro  la condizione  da
cui  ripartire  per assolvere il compito che Dio ha dato  all'uomo,
cio conoscere e dominare l'intero universo.
     E  siccome  l'universo, a partire dalle riflessioni di  Bruno,
che sicuramente hanno influito sul pensiero di Francis Bacon, non 
un  insieme  chiuso e armonico di sfere perfette,  ma  un  infinito
riempito  di  infiniti mondi, collegati tra loro da un reticolo  di
vie  ambigue che formano un labirinto inestricabile, la  conoscenza
non  ha pi un orizzonte che la chiuda, ma infinite possibilit  di
crescita indefinita.
     Una  volta  recuperata  la  sua vera  natura,  affidando  alla
religione  le questioni morali e liberandosi da tutti i pregiudizi,
l'uomo   pu  costantemente  migliorare  e  accrescere  le  proprie
conoscenze  e,  attraverso esse, elevare le proprie  condizioni  di
vita.
     In  questa visione il tempo non  pi causa di decadimento, ma
anzi  di  crescita: la nuova filosofia  figlia del tempo, temporis
partus  masculus ("parto maschio del tempo"), come  Bacon  indicava
gi  nel titolo della sua prima opera. L'immagine dei moderni  come
"veri  antichi"  poteva lasciare adito alla  ripresa  delle  teorie
della   decadenza,  per  cui  l'Et  moderna  rappresenterebbe   la
"vecchiaia  del  mondo"  e quindi un periodo  di  minore  "potenza"
rispetto all'antichit, che del mondo  la giovinezza. Di fronte  a
questo tentativo di rivalutazione degli antichi si potr sostenere,
come far Bernard Le Boviet de Fontenelle(53) alla fine del secolo,
che, se si deve paragonare la storia
     
     p 79 .
     
     dell'umanit a quella di un singolo uomo, "quest'uomo non avr
affatto vecchiaia", ma una eterna maturit(54).
     Nell'illuminismo  e quindi nel positivismo questa  visione  di
una umanit che non invecchia mai e progredisce indefinitamente  si
  rafforzata, ed ha portato all'esaltazione di Francis  Bacon  nel
secoli  diciottesimo e diciannovesimo. Questa  visione,  molto  pi
della  riforma dell'induzione, ha contribuito all'affermarsi  delle
moderne  concezioni della scienza e della tecnica,  in  una  parola
della  "civilt industriale", con i suoi progressi  e  con  i  suoi
limiti,  primo  fra  tutti  la  convinzione  della  possibilit  di
sfruttare  indefinitamente le risorse della natura per "migliorare"
sempre pi la qualit della vita dell'uomo.
     
Gli strumenti della conoscenza.
     
Abbiamo   cercato   di  chiarire  che  Francis  Bacon   non   vuole
assolutamente contrapporre alla metafisica dogmatica la pratica  di
un empirismo passivo: egli rifiuta il secondo quanto la prima e,  a
pi  riprese,  mette in guardia contro i limiti e la  fallacia  dei
sensi. Il suo obiettivo  quello di realizzare un "connubio" tra la
mente  e  le  cose.  I  dati dell'esperienza devono  essere  sempre
sottoposti all'attivit dell'intelletto.
     Gi   nel   1607,  con  lo  scritto  Cogitata  et   visa:   de
interpretatione naturae sive de scientia operativa ("Cose pensate e
cose  viste: sull'interpretazione della natura, ossia sulla scienza
operativa"), Francis Bacon elabora per la nuova scienza un progetto
di  metodo in grado di superare i limiti del razionalismo dogmatico
e   dell'empirismo,  e  per  illustrarlo  usa  un'immagine  davvero
efficace:  "Gli empirici, come le formiche, accumulano e consumano.
I razionalisti, come i ragni, ricavano da se medesimi la loro tela.
La  via  di mezzo  quella delle api che ricavano la materia  prima
dai  fiori  dei  giardini  e  dei  campi  e  la  trasformano  e  la
digeriscono in virt di una loro propria capacit"(55).
     La   conoscenza,  quindi,  non    semplice  accumulazione   e
conservazione  nella  memoria dei risultati  dell'osservazione,  ma
deve   essere   il   frutto   di  una   rielaborazione   da   parte
dell'intelletto; ma il materiale da rielaborare  comunque e sempre
fornito dall'esperienza.
     L'esperienza   pu  fornire  i  dati  all'intelletto   secondo
modalit  diverse.  Molto  spesso  "per  caso":  gran  parte  delle
scoperte  e delle invenzioni sono avvenute senza che gli uomini  le
cercassero,  anzi,  mentre si occupavano di  altro(56);ma  il  caso
opera  "in  modo  intermittente, tardivo e senza  ordine"(57).  Pi
raramente, ma con risultati migliori, i dati sono il frutto di  una
ricerca,
     
     p 80 .
     
     condotta  "non a sbalzi e frettolosamente, ma in modo metodico
e  sistematico"(58),  e allora le scoperte  saranno  pi  grandi  e
importanti.
     Il  metodo  sistematico  proposto da Francis  Bacon    quindi
fondato  sull'esperimento.  Il filosofo  inglese    il  primo  che
differenzia questo concetto dall'esperienza pura e semplice. Fino a
tutto   il   Rinascimento   il  termine  experimentum   era   usato
sostanzialmente come equivalente a experientia; con Francis  Bacon,
e  in  particolare con la sua opera De augmentis scientiarum,  sono
indicate  nel  dettaglio  le caratteristiche  dell'esperimento:  si
tratta della riproduzione e della modificazione pianificata  di  un
determinato  fenomeno, di un vero e proprio "interrogatorio"  della
natura.
     In  questo  modo    possibile andare al di l  dell'empirismo
passivo  e superare i limiti dei sensi, che, lasciati a se  stessi,
come   abbiamo   visto,  spesso  sono  fallaci  o  ci  abbandonano:
l'esperimento  - sostiene Bacon - ha una "sottigliezza",  cio  una
capacit  di penetrazione, "di gran lunga maggiore di quella  dello
stesso  senso,  anche  dove quest'ultimo sia aiutato  da  strumenti
sottili (parliamo, s'intende, di quegli esperimenti che siano stati
escogitati  con perizia e secondo le regole dell'arte e  che  siano
appropriati  allo scopo che ci si propone)"(59). E conclude:  "Alla
percezione  immediata  e propria del senso non  attribuiamo  dunque
grande valore e spingiamo la cosa a tal punto che il senso giudichi
solo dell'esperimento e l'esperimento della cosa"(60).
     
La Nuova Atlantide.
     
Francis   Bacon    convinto  che  non  si  debbano  porre   limiti
all'immaginazione. Molte delle invenzioni e delle scoperte  che  si
sono   realizzate   nel   corso  della   storia   dell'uomo   erano
inimmaginabili.   Se   prima   dell'invenzione   del   cannone    o
dell'utilizzazione  della  seta  nell'industria  tessile   qualcuno
avesse  parlato degli effetti devastanti dell'artiglieria o di  una
fibra  prodotta da un verme, pi resistente della lana e  al  tempo
stesso  molto pi sottile e pi morbida, costui sarebbe  certamente
stato  preso per matto(61). L'immaginazione, infatti, di solito  si
sviluppa  sul  gi  noto,  "modellata su ci che    vecchio".  E'
quindi  necessario liberare l'immaginazione per poter pensare  come
possibili le infinite scoperte e invenzioni che la natura ancora ci
tiene nascoste.
     Bacon,  che  ha costruito una "macchina" che non  riuscito  a
mettere  in  moto e che consegna agli scienziati del  suo  tempo  e
delle generazioni future, immagina il mondo che pu scaturire dalle
applicazioni della nuova scienza: anch'egli produce la sua  utopia.
Come  quella di Moro  situata su un'isola, e Bacon la chiama Nuova
Atlantide.
     La  societ    governata da filosofi scienziati che  lavorano
insieme per migliorare la condizione umana. I risultati delle nuove
tecniche sono stupefacenti: vengono allevati animali di ogni  tipo;
si  riescono  a  far  fiorire e produrre  le  piante  in  tutte  le
stagioni;  la  quantit e la variet dei medicamenti   vastissima;
nel  campo  dell'industria sono stati costruiti forni che producono
diversi
     
     p 81 .
     
     tipi   di  calore,  laboratori  ottici  sofisticatissimi   che
consentono  la  costruzione di potentissimi  telescopi,  "case  dei
suoni"  dove  possibile generare ogni tipo di suono, e sono  stati
realizzati anche aeroplani e sottomarini.
     Ma   al   di  l  dell'immaginazione,  che  cerca  di   vedere
soddisfatti   antichi  desideri  dell'uomo,   come   quello   della
liberazione  dalla  malattia o di poter volare  come  gli  uccelli,
l'aspetto pi rilevante della societ descritta da Francis Bacon  
il    superamento   dell'atteggiamento   tipico    della    "magia"
rinascimentale,  cio  del  tentativo individuale  di  dominare  la
natura: nella Nuova Atlantide la scienza nasce dalla collaborazione
di  una  comunit di scienziati, e questo implica la  necessit  di
elaborare,  oltre  a  un metodo, anche un linguaggio  tipico  della
scienza.

Galileo Galilei.
     
Matematico e filosofo.
     
"Finalmente,  quanto  al titolo e pretesto  del  mio  servizio,  io
desidererei, oltre al nome di Matematico, che S. A. ci  aggiungesse
quello  di Filosofo, professando io di avere studiato pi  anni  in
filosofia,  che mesi in matematica pura: nella quale qual  profitto
io  abbia  fatto, e se io possa e deva meritar questo titolo  potr
far  vedere  a  loro  Alt.e, qual volta sia di loro  piacimento  il
concedermi campo di poterne trattare alla presenza loro con  i  pi
stimati in tal facolt"(62).
     Galileo, professore all'Universit di Padova, vuole tornare in
Toscana  e  formula,  per  il  tramite di  Belisario  Vinta,  primo
consigliere  e  segretario  di stato del  granduca,  una  serie  di
richieste  a  Sua  Altezza Cosimo secondo:  vuole  essere  esentato
dall'insegnamento per potersi dedicare esclusivamente alla ricerca;
chiede  uno stipendio che non lo costringa a fare lezioni  private,
come  gli succede a Padova; e infine richiede che accanto al titolo
di Matematico gli venga riconosciuto quello di Filosofo.
     Se  la  scienza  moderna nasce, grazie anche a  Galileo,  come
"separazione dalla filosofia", egli non ne sembra consapevole, anzi
nega esplicitamente questa separazione.
     Galileo, oltre che di fisica e di astronomia, lavorando per la
Repubblica di Venezia si  occupato anche di problemi tecnici e  si
  fatto una esperienza sui rilievi topografici, sulla misurazione,
sulle  fortificazioni e sull'uso dell'artiglieria; ma,  a  ragione,
non si considera un tecnico. Le sue osservazioni astronomiche danno
risultati  straordinari: scopre i satelliti di  Giove,  le  macchie
solari,  le  fasi  di  Venere; eppure egli non   semplicemente  un
astronomo.  Lo  stesso  principio  vale  per  le  novit  che  egli
introduce  nella  meccanica: Galileo  non    soltanto  un  fisico.
Pensando a quella che sar la sua opera pi famosa, il Dialogo  dei
Massimi Sistemi, egli ne definisce l'argomento "concetto immenso  e
pieno di filosofia, astronomia e geometria"(63).
     
     p 82 .
     
     Galileo  ha  davanti a s un universo che comincia  ad  essere
pensato    come   infinito,   costituito   da   infiniti   elementi
infinitamente  piccoli,  creato  sicuramente  da  Dio:  egli  vuole
scoprirne e conoscerne la struttura e le leggi che lo regolano ed 
convinto  che  ci  sia possibile grazie alla "scienza  interamente
nuova"  che  egli  ha trovato, interamente da s, "fino  dai  primi
principii"(64). Una scienza rigorosamente fondata, che consenta  di
conoscere  la  Verit,  che  sia cio epistme,    pensabile  solo
all'interno della filosofia.
     
Galileo e Bruno.
     
Come  la  "filosofia  nolana", la "scienza  interamente  nuova"  di
Galileo ha innegabilmente un punto di riferimento nella rivoluzione
copernicana.
     Il sistema di Copernico - che rappresenta ben poco per Francis
Bacon  -    come  una  miccia per Bruno e Galileo.  Come    stato
scritto,  per loro "il copernicanesimo aveva assunto un significato
assai  pi  ampio di quello originale, prevalentemente astronomico:
essi  avevano cio interpretato l'adesione a tale sistema come  una
rottura con tutto il vecchio mondo aristotelico medievale,  e  come
inizio di una nuova concezione della realt"(65).
     La  diversit  tra  i due  che per Bruno la nuova  concezione
della realt  "tutta filosofica", mentre per Galileo, come abbiamo
visto,  il  copernicanesimo    un "concetto  immenso  e  pieno  di
filosofia, astronomia e geometria": il ricorso alla geometria fa la
differenza tra Galileo e Bruno.
     Vedremo  pi avanti il ruolo che la geometria e la  matematica
giocano  nel  pensiero di Galileo, ma, nel confronto  con  Giordano
Bruno,   possiamo  anticipare  che  esse  svolgono   una   funzione
essenziale nel determinare il rapporto con la religione  e  con  la
Chiesa.  E si ricordi che quel rapporto non  stato poca  cosa,  n
per Galileo, n per Bruno, n per la Chiesa(66) .
     Il  Dio  di Giordano Bruno  vincolato dalla natura,  coincide
con  essa,  dal  momento  che nell'universo  infinito  non  si  pu
distinguere la potenza dall'atto(67);la religione cristiana non  si
differenzia  dalle innumerevoli altre forme di superstizione:  come
le  antiche credenze avevano popolato il cielo di mostri,  cos  il
cristianesimo li ha riempiti di gerarchie di angeli e di santi.  La
nuova  concezione  della realt di Bruno   inconciliabile  con  il
cristianesimo.
     Galileo,  al  contrario,  non ha mai  cessato  di  dichiararsi
cattolico.  La realt che egli scopre con la sua nuova scienza  non
solo  non  esclude ma anzi presuppone un Dio creatore, come  quello
della   tradizione  ebraico-cristiana.  E,  come  ha   riconosciuto
recentemente  anche  la Chiesa di Roma, Galileo  ha  dimostrato  di
avere  avuto perspicacia e capacit di indagine teologica  di  gran
lunga superiore a quelle di molti teologi del suo tempo(68).

p 83 .

Il libro scritto da Dio in lingua matematica.
     
"La   filosofia     scritta  in  questo  grandissimo   libro   che
continuamente   ci  sta  aperto  innanzi  agli   occhi   (io   dico
l'universo),  ma  non  si pu intender se prima  non  si  impara  a
intender  la lingua, e conoscer i caratteri, ne' quali    scritto:
Egli    scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli,
cerchi  ed  altre  figure  geometriche,  senza  i  quali  mezzi   
impossibile  a  intenderne  umanamente  parola;  senza   questi   
aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto"(69).
     L'idea che l'universo sia come un grande libro scritto da  Dio
non  certamente originale di Galileo: la sostenevano anche Tommaso
Campanella  e  Francis Bacon e, prima di loro,  l'avevano  proposta
molti  filosofi "naturalisti" del Rinascimento. La novit apportata
da  Galileo  consiste nell'avere individuato  in  maniera  certa  e
inequivocabile la lingua in cui quel libro  stato scritto.
     Francis    Bacon,   di   fronte   alla   rigorosa   perfezione
dell'universo   aristotelico,  sosteneva  che   il   mondo      un
inestricabile  labirinto  e  auspicava  un  metodo   per   renderlo
comprensibile; Galileo  convinto che l'unica via percorribile  sia
quella  di  coglierne la struttura matematica.  Cos  il  labirinto
cessa  di essere oscuro e rivela il rigore delle regole con  cui  
stato costruito.
     Dio  avrebbe  usato due linguaggi per rivolgersi agli  uomini:
quello  "corrente" delle Sacre Scritture e quello matematico  della
creazione.  Esistono due libri, la Bibbia e l'universo creato,  che
in modi diversi esprimono la stessa e unica Verit divina. Galileo,
infatti,  convinto - e lo sostiene esplicitamente pi volte -  che
l'unico  in  grado di conoscere tutta la filosofia, cio  tutta  la
Verit,  solamente Dio(70).
     Partendo  da  questa convinzione, Galileo elabora una  visione
del tutto nuova e originale del rapporto tra fede e ragione.
     
Fede e ragione.
     
Esiste un'unica Realt e un'unica Verit che  la conoscenza  della
Realt.  Non  pu  quindi  esserci  contraddizione  tra  la  Verit
rivelata  da  Dio  nella  Sacra  Scrittura  e  quanto  appare  come
inoppugnabilmente vero nell'universo creato.
     Gi  Filone, nel primo secolo dopo Cristo, aveva proposto  una
lettura  allegorica della Bibbia che consentisse di  far  convivere
l'autorit  della  Sacra  Scrittura con le verit  razionali  della
filosofia  greca(71). Nella cultura cristiana, durante il Medioevo,
Ruggero  Bacone  e  Duns  Scoto  avevano  cercato  di  separare  le
questioni  di  fede da quelle di scienza e, mirando a  liberare  la
fede da tutti i vincoli terreni, avevano in qualche modo gettato le
basi per l'autonomia del sapere scientifico(72).
     Ma  in  sostanza  ci che, ai tempi di Galileo,  continuava  a
dominare
     
     p 84 .
     
     era l'insegnamento tomista, che prevedeva la superiorit della
fede  rispetto  a ogni altra forma di conoscenza: nessun  argomento
poteva esulare dalla fede.
     Galileo,  quindi,  si muove in una duplice direzione:  da  una
parte  conferma  la posizione tradizionale per  la  quale  non  pu
esserci  contraddizione tra Verit rivelata e verit scientifica  e
razionale;  dall'altra si preoccupa di definire  gli  ambiti  della
religione  e  quelli  della  scienza per  garantirne  la  reciproca
autonomia.
     Per   fare  questo  Galileo  affronta  con  grande  competenza
l'analisi  della Bibbia(73). Non c' assolutamente  dubbio  che  la
Sacra  Scrittura non possa mai mentire, sempre che, egli  sostiene,
"si  sia  penetrato il suo vero sentimento", che, molto  spesso,  
"recondito  e molto diverso da quello che suona il puro significato
delle parole"(74). Galileo, per trovare il "vero sentimento",  cio
il  vero  significato, di molti passi della Bibbia  non  ricorre  a
interpretazioni allegoriche, ma parte dall'analisi della  struttura
e  delle  contraddizioni  del racconto  biblico  alla  luce  di  un
discorso   di   tipo   teologico:   se   accettassimo   come   vera
esclusivamente  la  forma  letterale  della  Bibbia,  ne  uscirebbe
un'immagine  di  Dio  contraria  alla  sua  essenza  e  addirittura
blasfema, "poi che sarebbe necessario dare a Iddio e piedi  e  mani
ed  occhi,  e non meno effetti corporali ed umani, come  d'ira,  di
pentimento,  d'odio, ed anco tal volta la dimenticanza  delle  cose
passate e l'ignoranza delle future"(75).
     Se ripugna alla coscienza religiosa, alla fede e alla ragione,
parlare  di  un Dio con caratteristiche antropomorfe e dominato  da
sentimenti  umani - alcuni dei quali veri e propri  peccati  gravi,
come  l'odio  e l'ira -, e se questa immagine di Dio compare  nelle
Sacre  Scritture,  dettate  direttamente  dallo  Spirito  Santo,  
necessario  prima  di  tutto  trovarne una  spiegazione,  e  quindi
accettare che le formulazioni della Bibbia non si debbano intendere
alla lettera.
     La spiegazione di Galileo  relativamente semplice: lo Spirito
Santo,  nel  dettare la Bibbia agli scrittori sacri,  ha  usato  un
linguaggio che consentisse di "accomodarsi alla capacit del  volgo
assai  rozzo e indisciplinato"(76). Nella Sacra Scrittura  c'  uno
sforzo  costante di non distaccarsi dalla capacit di  comprensione
del  "volgo",  cio dal senso comune, perch ci potrebbe  generare
confusione nella mente del popolo e allontanarlo quindi anche dalla
Verit somma che la Scrittura rivela(77).
     I  teologi, sostiene Galileo, questo lo sanno bene, come sanno
che  il  testo sacro deve essere interpretato(78). E  qui  si  pone
subito un altro problema, e forse il pi grave: quali sono i  passi
della Scrittura che, anche nella loro forma
     
     p 85 .
     
     letterale, esprimono la Verit rivelata e quali devono  essere
sottoposti  a interpretazione? Galileo, dimostrando di conoscere  i
Padri  della  Chiesa, e in particolare sant'Agostino, risponde  che
bisogna  individuare le questioni de Fide, che cio  riguardano  la
salvezza  eterna  dell'umanit: lo scopo principale  della  Bibbia,
infatti,  quello di "insegnarci come si vadia al Cielo, e non come
vadia il Cielo"(79).
     "Io  crederei che l'autorit delle Sacre Lettere avesse  avuto
solamente  la  mira  a  persuader a gli uomini  quegli  articoli  e
proposizioni, che, sendo necessarie per la salute loro e  superando
ogni  umano discorso, non potevano per altra scienza n  per  altro
mezzo   farcisi  credibili,  che  per  bocca  dell'istesso  Spirito
Santo"(80).
     Quindi  scopo della rivelazione  la salvezza dell'umanit,  e
le  uniche  affermazioni indiscutibili della Scrittura sono  quelle
concernenti  la  salvezza e che esprimono la Verit irraggiungibile
attraverso altri mezzi che non siano la fede.
     La posizione di Galileo appare estremamente chiara: si possono
considerare  de  Fide solo quelle questioni che, per  il  carattere
soprannaturale del loro contenuto, trascendono le capacit umane di
comprenderle  attraverso  la  conoscenza  scientifica,  nelle   sue
manifestazioni passate, presenti e future.
     Lo  Spirito Santo, dettando la Bibbia, non ha voluto farne  un
trattato  di  scienze naturali, n, tanto meno, uno di  astronomia,
che  sono  argomenti che non concernono la salvezza; come ha  detto
sant'Agostino, "lo Spirito di Dio non volle insegnare  agli  uomini
queste cose che nulla avrebbero giovato alla loro salvezza"(81).
     Per  quanto  riguarda la conoscenza della natura,  Dio  ci  ha
consegnato  il  grande  libro  dell'universo,  scritto  in  termini
matematici,  e  ci ha dotato di "sensi, discorso e  intelletto"(82)
per potervi leggere la Verit rispetto alla realt del mondo.
     
Galileo e Aristotele.
     
L'approccio sostanzialmente filosofico di Galileo al problema della
conoscenza scientifica, oltre ad un chiarimento preliminare sul suo
rapporto   con  la  religione  e  la  fede,  impone  anche   alcune
considerazioni sulle sue relazioni con la filosofia classica e,  in
particolare, con Aristotele.
     La   rottura  radicale  che  Galileo  opera  con  la   scienza
aristotelica,  infatti,  non  avviene  in  maniera   improvvisa   e
soprattutto  non    la  conseguenza di un rifiuto  aprioristico  e
pregiudiziale di tutto il sapere degli antichi.
     Da  parte di Giordano Bruno o di Francis Bacon la condanna del
passato    cos netta e cos totale che non pu non  assumere  una
dimensione
     
     p 86 .
     
     metafisica:  la  nuova  concezione  della  realt   che   essi
propongono ha un carattere immediatamente esclusivo e totalizzante,
si esprime in un rifiuto categorico di tutto ci che  stato.
     Galileo,  invece, opera per passaggi successivi,  si  addentra
nel  sapere tradizionale, lo analizza e ne rileva le contraddizioni
particolari(83)   e  soprattutto  ne  salva  gli   aspetti   ancora
utilizzabili:   primo  fra  tutti  il  carattere   fondante   della
matematica.
     E'  in  questa prospettiva che va visto anche il  rapporto  di
Galileo con Aristotele.
     Innanzitutto egli opera una distinzione netta tra Aristotele e
gli  aristotelici.  Mentre Francis Bacon  liquida  Aristotele  come
"deprecabile  sofista", Galileo, in una lettera del 1640,  dice  di
ritenersi  un seguace di Aristotele per quanto riguarda  il  rigore
del   suo   metodo   scientifico(84):  al  rifiuto   della   logica
aristotelica  sostenuto dal filosofo inglese,  Galileo  contrappone
l'utilizzazione  dell'Organon di Aristotele (il "vecchio"  Organon)
come  strumento per l'indagine scientifica. Coloro che, in nome  di
Aristotele,  mi  accusano  di  essere antiaristotelico  -  continua
Galileo  - in realt tradiscono l'insegnamento del grande filosofo,
dando   dei   suoi  testi  interpretazioni  "strane"  e  facendogli
sostenere  cose "stravaganti" e sicuramente molto lontane  dal  suo
pensiero(85).
     Anche  nel Dialogo sopra i massimi sistemi l'atteggiamento  di
Galileo   nei  confronti  di  Aristotele    espresso  con   grande
chiarezza.  Sagredo, il protagonista del dialogo  che  sostiene  di
fatto  le posizioni di Galileo, racconta di avere assistito  a  una
dissezione  anatomica fatta da un medico molto stimato  a  Venezia,
attraverso la quale si cercava il luogo da dove avessero origine  i
nervi.  L'anatomista mostra come un grandissimo ceppo di  nervi  si
diparta  dal  cervello e quindi, passando per la nuca, si  distenda
per  la  spina  dorsale e si dirami per tutto il corpo;  di  questi
nervi  "solo  un filo sottilissimo come il refe" arriva  al  cuore.
Essendo  in  corso  una  vivace polemica con gli  aristotelici  che
sostenevano  che i nervi avevano origine dal cuore,  il  medico  si
rivolge  a  un  gentiluomo noto come seguace di  Aristotele  e  gli
domanda  se    finalmente convinto che il  sistema  nervoso  abbia
origine  nel  cervello  e non nel cuore. Il gentiluomo  riflette  a
lungo  e  quindi  risponde: "Voi mi avete fatto veder  questa  cosa
talmente aperta e sensata [conforme alla testimonianza dei  sensi],
che
     
     p 87 .
     
     quando  il  testo  d'Aristotile non fusse  in  contrario,  che
apertamente i nervi dice nascer dal cuore, bisognerebbe  per  forza
confessarla per vera"(86).
     Salviati,  altro interlocutore del dialogo, amico di  Galileo,
riferisce  un altro episodio di cui  protagonista un aristotelico:
un noto professore universitario, sentendo descrivere il telescopio
e  non  avendolo  mai visto, sostenne che tale invenzione  era  gi
stata  fatta da Aristotele e, facendosi portare un testo, vi  trov
un  passo in cui si legge che dal fondo di un pozzo molto  cupo  si
possano  di giorno veder le stelle in cielo, e trionfante  concluse
di  aver  trovato la descrizione del telescopio(87). Ora - continua
Salviati - non  forse logico ritenere che "quando Aristotile fusse
stato  presente a sentire il dottore che lo voleva fare autore  del
telescopio, si sarebbe molto pi alterato contro di lui che  contro
quelli   che   del   dottore   e  delle  sue   interpretazioni   si
ridevano?"(88).
     Se  Aristotele potesse vedere le novit scoperte  dalla  nuova
scienza  non  esiterebbe a cambiare opinione e  modificare  i  suoi
libri  per  renderli  conformi  ai nuovi  risultati  della  ricerca
scientifica.
     Questo giudizio su Aristotele, formulato da Galileo dopo  aver
gettato  le  basi  della  nuova  fisica,    molto  importante  per
comprendere il suo antiaristotelismo: alla polemica spesso violenta
e  altrettanto  spesso  irridente contro gli aristotelici  del  suo
tempo, Galileo affianca sempre dichiarazioni di grande rispetto per
il  filosofo greco. Siete voi aristotelici - sostiene Galileo - che
avete  attribuito  ad Aristotele una autorit  che  lui  mai  si  
sognato  di pretendere; e siete ancora voi che, cercando  nei  suoi
testi  una  risposta  a  qualsivoglia problema,  gli  procurate  un
pessimo  servizio, manipolate il suo pensiero in maniera arbitraria
e, ricoprendovi di ridicolo, rendete ridicolo anche Aristotele(89).
     
Le "sensate esperienze".
     
Abbiamo  gi  visto  che Galileo riconosce il valore  della  logica
aristotelica come strumento da utilizzare nella nuova scienza.  C'
anche  un  altro  aspetto  del pensiero di Aristotele  che  Galileo
apprezza: la sua attenzione al mondo sensibile e lo studio rigoroso
che egli ne fa. I risultati di quelle indagini si trovano

p 88 .

  nella Fisica. La fisica aristotelica sta cadendo a pezzi sotto  i
colpi  di Copernico, Galileo, Keplero e Newton, ma era nata da  una
attenzione  molto particolare di Aristotele ai dati  sensibili.  Si
pu  analizzare  la  Fisica  di Aristotele  e  vedere  che  essa  
costituita  da  una  serie  di  errori,  ma  resta  valida  la  sua
indicazione  di  metodo: non trascurare assolutamente  l'esperienza
sensibile, quella che Galileo chiama "sensate esperienze".
     Simplicio, che nel Dialogo sopra i massimi sistemi rappresenta
la  posizione aristotelica, espone in maniera sintetica quello  che
secondo  lui    il metodo di Aristotele, fondato  sul  discorso  a
priori,  le  cui  conclusioni trovano  una  conferma  a  posteriori
attraverso  i  sensi  e la tradizione. La discussione  verte  sulla
incorruttibilit dei cieli e la corruttibilit del mondo sublunare:
Aristotele   sarebbe  arrivato  attraverso  il  ragionamento   alla
conclusione  che  i  cieli  sono necessariamente  incorruttibili  e
l'esperienza  sensibile  e le tradizioni  degli  antichi  avrebbero
fornito una serie di conferme alla sua conclusione(90).
     In  effetti  -  sostiene  Salviati, che,  insieme  a  Sagredo,
rappresenta la posizione di Galileo - Aristotele ha esposto la  sua
dottrina  secondo lo schema riferito da Simplicio, ma non    certo
quella la via che egli segu nell'eleborarla: "perch io tengo  per
fermo ch'e' procurasse prima, per via de' sensi, dell'esperienze  e
delle  osservazioni,  di assicurarsi quanto fusse  possibile  della
conclusione,  e  che  dopo andasse ricercando i  mezzi  da  poterla
dimostrare,  perch  cos  si  fa  per  lo  pi  per   le   scienze
dimostrative"(91). Lo stesso Aristotele aveva sostenuto  che  senza
sensazioni  impossibile qualsiasi scienza(92).
     
Il metodo.
     
Sembra  che Galileo voglia a tutti i costi dimostrare che il metodo
che  egli  propone  conforme alla dottrina di Aristotele,  se  non
nella forma in cui essa  stata esposta, sicuramente nelle modalit
con  cui    stata elaborata originariamente. Il metodo galileiano,
cos  come    sopra sintetizzato da Salviati e come    anticipato
nella  Lettera  a Cristina di Lorena (con la celebre formula  delle
"sensate  esperienze"  e delle "necessarie dimostrazioni")(93),  ma
soprattutto   per  come    applicato  da  Galileo  nella   ricerca
scientifica  concreta,  costituito dall'unione di un  procedimento
induttivo   con   uno   deduttivo,  due  "elementi"   indubbiamente
aristotelici.
     Dall'esperienza  possibile trarre alcune conclusioni di  tipo
generale,  che  non hanno comunque il carattere  della  Verit,  ma
semplicemente quello dell'ipotesi, dalla quale per via deduttiva si
possono   trarre  delle  conseguenze  che,  una  volta   verificate
attraverso   l'esperimento,   possono   confermare   l'ipotesi    e
trasformarla   in   certezza,  cio   in   verit   scientifica   e
inoppugnabile.  Si  pensi,  ed  esempio,  alla  caduta  dei  gravi:
dall'osservazione della caduta dei
     
     p 89 .
     
     corpi,  attraverso  una  generalizzazione,  si  pu  formulare
l'ipotesi  che  tutti  i  corpi  cadono  con  la  stessa   velocit
indipendentemente dal loro peso; da questa ipotesi,  attraverso  un
processo deduttivo di tipo logico-matematico, deriva la conseguenza
che  una palla da una libbra e una da cento libbre, lasciate cadere
insieme,  devono  toccare terra nello stesso momento;  quest'ultima
sar l'affermazione da verificare con l'esperimento.
     A  prima  vista  risulta una notevole somiglianza  con  quanto
aveva   teorizzato   Aristotele,  cio  un   processo   conoscitivo
costituito  da  induzione, intuizione intellettuale,  dimostrazione
attraverso  la  deduzione(94). Ma ci sono in realt due  differenze
sostanziali: l'oggetto della conoscenza e l'esperimento.
     
La parte e il Tutto.
     
L'oggetto  cui  si  rivolge Aristotele,  e  con  lui  la  filosofia
classica nel suo complesso,  il Tutto; la conoscenza della  natura
(Physis)   e   dell'universo  (Ksmos)    conoscenza  del   Tutto,
all'interno   del  quale  non    possibile  fare   separazioni   e
distinzioni.  Lo  stesso discorso vale per la filosofia  cristiana,
quando riconosce che la ragione umana pu attingere solo una  parte
di  Verit  e  afferma  il  ruolo  insostituibile  della  fede  per
conoscere,  attraverso la rivelazione, il Tutto: il primo  tipo  di
conoscenza    inglobato  nel secondo con  la  nota  formula  della
"filosofia serva della teologia"(95).
     Il  metodo  sperimentale  di Galileo  ha  come  oggetto  della
propria  indagine una parte del Tutto, quella che pu  manifestarsi
nelle  "sensate  esperienze", e si rivolge ad essa, consapevole  di
mirare  alla conoscenza di una parte e non del Tutto. Ma la  Verit
raggiunta  su  quella  parte, in maniera del tutto  autonoma  dalla
fede,    certa e inconfutabile. Questo atteggiamento di Galileo  
sostanzialmente   l'atteggiamento   della   scienza   moderna:   la
separazione della natura dal Tutto e l'indagine sulle leggi interne
alla  natura  a prescindere da tutto ci che ad essa  esterno,  in
primo luogo e principalmente dalla metafisica(96).
     Questa  separazione operata da Galileo  il frutto di una  sua
profonda   convinzione  che  abbiamo  cercato  di  descrivere   nel
paragrafo  Fede  e ragione: fede e ragione, nei rispettivi  ambiti,
hanno lo stesso valore conoscitivo.
     
L'esperimento.
     
La possibilit di separare e conoscere una parte per se stessa  la
condizione  logica per poter pensare l'esperimento  galileiano.  In
quegli  stessi  anni  Francis Bacon andava definendo  l'esperimento
come   superamento   della   passivit  dell'empirismo   attraverso
l'interrogazione della natura, ma, come abbiamo visto, il  filosofo
inglese  non definisce assolutamente quale sia il linguaggio  della
natura  e quindi gli strumenti attraverso i quali interrogarla.  La
certezza  che  la natura sia il libro scritto da Dio in  linguaggio
matematico  conferisce  all'esperimento  di  Galileo  una  validit
metodica e una immediata applicabilit alla

p 90 .

ricerca scientifica e all'innovazione tecnologica, che non troviamo
in quello di Francis Bacon.
     La  separazione  della parte dal Tutto e la sua  conoscibilit
senza   ricorrere  a  qualcosa  che  le  sia  esterno  implica   la
possibilit  di riprodurre in laboratorio le "sensate  esperienze",
ma,  soprattutto,  la  possibilit di creare esperienze  nuove  che
verifichino  le  ipotesi. Il laboratorio e l'esperimento  diventano
cos  qualcosa  di "innaturale", semplicemente di artificiale,  che
spiega  le  leggi  della  natura. Si  consideri  ancora  una  volta
l'esempio  della  caduta dei gravi, per cui corpi di  peso  diverso
cadono  alla stessa velocit: l'attrito dell'aria rende impossibile
che  questo fatto(97) si realizzi "in natura", ma l'aria  (cio  il
mezzo  all'interno del quale si verifica il movimento), secondo  la
nuova  dinamica  galileiana,  un elemento esterno alle  leggi  del
moto,  per  cui per verificare la legge della caduta  dei  gravi  
necessario  realizzare un ambiente vuoto in  cui  i  corpi  possano
cadere.  Questo  esperimento fu realizzato  da  Newton  che  poteva
disporre   di   una   pompa  da  vuoto,  mentre   Galileo   dovette
accontentarsi di un esperimento "imperfetto"(98).
     L'esperimento,  cos come  concepito da Galileo,  presuppone,
come  abbiamo gi detto, la formulazione di una ipotesi  che    la
condizione indispensabile per pensare e realizzare l'isolamento  di
un  fatto  dal  suo contesto. L'esperimento  la via attraverso  la
quale la scienza moderna si allontana dal senso comune.
     
La fisica galileiana.
     
E'  vero, come ha scritto Alexandre Koyr, che in s nulla impediva
che  Copernico  e  Galileo succedessero direttamente  a  Euclide  e
Tolomeo(99), ma in ogni caso per pensare una nuova fisica sarebbero
state necessarie tutte le condizioni

p 91 .

che  abbiamo  descritto sin qui parlando di Galileo: individuare  i
limiti  dell'empirismo come forma passiva di  conoscenza  e  quindi
pensare  come possibile una struttura della realt materiale  della
natura  diversa da quanto appare immediatamente ai sensi (in  altre
parole,  fondare  la conoscenza sull'esperienza  sensibile  con  la
consapevolezza della fallacia dei sensi); pensare che sia possibile
isolare  una  parte  dal Tutto e conoscere la parte,  con  assoluta
certezza della verit, a prescindere da tutti gli elementi  che  le
sono  esterni  (in  altre  parole,  riprodurre  artificialmente,  e
isolati  in laboratorio, i fatti naturali); individuare  infine  il
linguaggio specifico della natura, e quindi della scienza.
     Per   quanto  riguarda  il  linguaggio,  Galileo  pu  rifarsi
abbastanza  facilmente  alla tradizione filosofica  e  scientifica:
l'idea di una struttura matematica dell'universo risale infatti  ai
pitagorici e attraversa tutta la filosofia classica, assumendo  una
importanza fondamentale nel pensiero di Platone. E nella  gerarchia
della   conoscenza,   secondo  Platone,   la   matematica   precede
immediatamente    la    filosofia   ed   ha   le    caratteristiche
dell'epistme(100).
     Del  tutto  nuova, invece,  l'idea dell'esperimento  e  della
possibilit  che  esso implica di superare gli "errori"  dei  sensi
correggendoli e guidandoli con la ragione senza rinunciare ai  dati
forniti  dalle  sensazioni:  gli  esperimenti  di  Galileo,  scrive
Alexandre  Koyr, anche quelli eseguiti realmente, sono "esperienze
di pensiero"(101).
     Galileo inizia a studiare la matematica e la fisica nel  1583,
a   Pisa,  dove  torner  dal  1589  al  1592  come  insegnante  di
matematica.  A questo periodo risalgono le sue prime  ricerche  sul
movimento,  che si caratterizzano immediatamente per il rifiuto  di
alcuni princpi essenziali della fisica aristotelica.
     Il problema che all'epoca era al centro delle indagini e delle
discussioni dei fisici era quello del moto. Ad esso Galileo  dedic
alcune  pagine  che egli stesso raggrupp sotto il titolo  De  motu
antiquiora.
     L'aspetto  principale  di  quelle ricerche    il  rifiuto  di
considerare   come   qualit  assolute  dei   corpi   alcune   loro
caratteristiche fisiche, quali la pesantezza e la leggerezza.  Come
  noto,  secondo la fisica aristotelica, il moto  dei  corpi,  nel
mondo sublunare,  legato a loro qualit naturali, che li portano a
raggiungere il loro "luogo naturale"; l'aria e il fuoco, quindi, si
muovono  verso l'alto e la terra verso il basso(102).  Ci  che  si
muove verso l'alto  leggero, ci che si dirige in basso  pesante.
     Galileo  osserv che lo stesso corpo, ad esempio un  pezzo  di
legno,  lasciato sospeso nell'aria si dirige verso il basso, mentre
immerso nell'acqua si muove verso l'alto; quindi dovrebbe avere sia
la   qualit   della   pesantezza  sia  quella  della   leggerezza.
Utilizzando  il principio di Archimede stabil che i movimenti  del
corpo non potevano derivare dalle sue qualit intrinseche, ma della
sua relazione con il mezzo in cui veniva a trovarsi, cio l'aria  e
l'acqua:  se  il corpo  pi pesante del mezzo scende,  se    meno
pesante  sale.  La  pesantezza,  quindi,    il  risultato  di  una
relazione quantitativa, cio misurabile in termini matematici.
     
     p 92 .
     
     Galileo,  all'inizio della sua ricerca, ha gi individuato  il
terreno  su  cui avviene la rottura con la fisica aristotelica:  il
passaggio dalla qualit alla quantit.
     Un'altra conseguenza importante di queste osservazioni   che,
d'ora  in  poi,  per Galileo, esiste un solo moto "naturale"  ed  
quello  verso il basso; se un corpo si muove verso l'alto   perch
ve  lo spinge qualcosa di pi pesante:  cos aperta la strada  che
condurr  Newton  alla  formulazione della  legge  di  gravitazione
universale.
     La  natura    quindi un insieme di relazioni matematiche,  di
quantit misurabili: ci che non  misurabile, per Galileo come per
gli  antichi  atomisti,  rientra nella  sfera  della  soggettivit,
dell'opinione,  e  non  potr mai avere  il  valore  di  conoscenza
scientifica.  Galileo  considera come  dati(103)  intrinseci  della
"sostanza  corporea" - da essa inseparabili, e  quindi  oggetto  di
indagine  scientifica - la sua figura, le sue  dimensioni,  la  sua
collocazione nello spazio e nel tempo, il suo stato di quiete o  di
moto, se tocca o non tocca altri corpi, se  una, poche o molte; ma
considera irrilevante il fatto che essa sia "bianca o rossa,  amara
o  dolce,  sonora  o  muta, di grato o ingrato odore"(104).  Queste
ultime  qualit non risiedono assolutamente negli oggetti,  ma  nel
"corpo sensitivo", nell'animale senziente.
     Per  rendere  pi chiaro il concetto Galileo fa l'esempio  del
solletico. Se noi tocchiamo con una mano una statua di marmo  o  un
uomo  vivo, l'azione della mano  perfettamente la stessa ("moto  e
toccamento"),  ma il corpo animato che  toccato riceve  sensazioni
diverse  a  seconda del luogo dove viene toccato, e  se    toccato
sotto  la  pianta  del piede o sotto le ascelle  sente,  "oltre  al
commun  toccamento,  un'altra affezione,  alla  quale  noi  abbiamo
imposto  un  nome  particolare, chiamandola solletico".  E  ancora,
possiamo  prendere una piuma e passarcela lievemente sul corpo:  in
alcune parti il suo "toccamento"  appena percettibile, mentre "tra
gli  occhi,  il  naso, e sotto le narici, eccita  una  titillazione
quasi intollerabile". Ora, conclude Galileo, non si pu certo  dire
che  il  solletico  sia una qualit della mano che  tocca  o  della
piuma:   esse   risiede  esclusivamente  nel  soggetto   senziente,
eliminato il quale rimane un puro e semplice nome(105).
     La separazione delle qualit oggettive da quelle soggettive di
un  corpo  un processo di astrazione: noi non percepiamo  i  corpi
senza colore, senza odore o senza sapore, ma possiamo pensarli come
pure  forme  e  quantit, come triangoli, cerchi  ed  altre  figure
geometriche. Ed  proprio questa operazione che consente la nascita
della  fisica  moderna,  perch  i corpi  astratti  possono  essere
collocati nello spazio astratto della geometria e le loro relazioni
possono essere calcolate matematicamente.
     Nella  fisica terrestre di Aristotele, come anche nella natura
che   ci  circonda,  a  differenza  dell'universo  immaginato   dai
pitagorici,  non  ci  sono le figure perfette della  geometria:  se
escludiamo  i  cristalli e pochi altri oggetti,   molto  difficile
trovare  in  natura angoli retti, cerchi e triangoli o qualsivoglia
altra figura geometrica. Se invece, con Galileo, ci spostiamo nello
spazio vuoto della
     
     p 93 .
     
     geometria   euclidea,   possiamo   trovare   piani   infiniti,
perfettamente  levigati e privi di attrito, e solo  allora  potremo
pensare il principio d'inerzia.
     La formulazione del principio di inerzia(106) non si trova mai
enunciata da Galileo nei suoi termini generali, ma  pi  volte  da
lui  applicata per la soluzione di problemi particolari  e  i  suoi
discepoli considerarono concordemente il principio di inerzia  come
un   risultato  ormai  acquisito  in  modo  definitivo  alla  nuova
meccanica(107).
     L'altro  grande contributo di Galileo alla dinamica   la  gi
ricordata  legge sulla caduta dei gravi, da cui deriva  il  secondo
principio della dinamica(108).
     I  nuovi princpi proposti da Galileo hanno frantumato le basi
della  fisica aristotelica: lo stato di quiete non  pi  lo  stato
naturale  della  perfezione, e non  vero che il moto  si  mantiene
fintanto  che  permane la forza che lo ha provocato, visto  che  un
corpo  pu  muoversi  indefinitamente di moto rettilineo  uniforme;
nella  caduta  dei  gravi la velocit  del tutto indipendente  dal
peso.
     
Galileo astronomo.
     
Solo  nella  primavera  del  1609  Galileo  ebbe  notizia  di   uno
strumento,  un "occhiale", che consentiva di vedere pi  vicine  le
cose  lontane;  forse  ne  ebbe per le  mani  anche  un  esemplare.
Nell'agosto  dello stesso anno lo aveva perfezionato e ricostruito.
Un  anno  dopo,  nel maggio 1610, Galileo scrive  all'amico  Matteo
Carosi  di aver sperimentato il suo strumento "centomila  volte  in
centomila stelle e altri oggetti"(109).
     Per  quanto  oggi  possa sembrarci assurdo,  ci  che  era  in
discussione  era  la  veridicit del  cannocchiale;  "l'occhiale  
arciveridico" sostiene Galileo nella lettera che abbiamo  ricordato
qui  sopra.  Gli "altri oggetti", cio corpi terrestri pi  o  meno
vicini,  potevano  dimostrare  che il telescopio  "avvicinava"  gli
oggetti  senza alterarne l'aspetto: una volta avuta questa conferma
non  c'era  motivo  di  dubitare che  le  immagini  che  l'occhiale
catturava  nel  cielo stellato fossero immagini  reali  di  oggetti
reali.
     Quando  Galileo  punta il telescopio verso il  cielo,  il  suo
distacco  dalla fisica aristotelica, avvenuto intorno  alla  teoria
del  movimento,   ormai netto. Egli pu quindi guardare  la  volta
celeste   senza   pregiudizi   e   forse   trovarvi   la   conferma
dell'esattezza della teoria di Copernico, che continuava ad  essere
violentemente  osteggiata  dalla Chiesa  e  da  tanta  parte  della
cultura accademica.
     L'adesione di Galileo al copernicanesimo  quindi il frutto di
un  processo  del  tutto nuovo ed emblematico  del  nuovo  modo  di
intendere la scienza e l'esperimento. Non si tratta di una adesione
di tipo matematico, basata cio semplicemente su calcoli, n di una
adesione filosofica come quella di
     
     p 94 .
     
     Giordano  Bruno, entusiasta di un universo dal  cui  centro  
stata  finalmente tolta la Terra: quella di Galileo  una  adesione
di tipo fisico-sperimentale.
     Le   osservazioni   del   cielo  con   il   telescopio   hanno
innanzittutto messo in evidenza che la natura della Luna  simile a
quella  della  Terra, con montagne e vaste pianure, e  che  la  Via
Lattea  costituita da una "congerie di piccolissime stelle"; hanno
quindi consentito di scoprire quattro satelliti che ruotano intorno
a  Giove,  come  fa la Luna intorno alla Terra. A  queste  scoperte
vanno  aggiunte quelle delle fasi di Venere e quelle delle  macchie
solari.
     Le  prime  scoperte,  avvenute all'inizio del  1610,  spinsero
Galileo  a  pubblicare  il Sidereus nuncius ("Avviso  astronomico")
"nel  quale si contengono le moderne osservazioni, fatte per  mezzo
di  un nuovo occhiale, nella faccia della Luna, Via lattea e Stelle
nebulose,  e  si  dichiarano  i nuovi scoprimenti  di  innumerabili
Stelle fisse, s come di quattro Pianeti, non pi veduti [mai visti
fino  ad  ora,  numquam  conspectis adhuc], chiamati  con  nome  di
Medicei"(110).
     La superficie della Luna  rugosa; le sue montagne, illuminate
dal  Sole, proiettano un'ombra; le creste dei monti, quando passano
dalla  parte in ombra alla parte illuminata brillano di luce,  cos
come  sulla  Terra sono illuminate dai raggi solari  "le  altissime
cime dei monti avanti il nascer del Sole, mentre le pianure restano
interamente nell'ombra"(111).
     
     p 95 .
     
     Non solo la meccanica terrestre di Aristotele, ma anche la sua
fisica  celeste  confutata sperimentalmente: i corpi  celesti  non
sono sfere perfette di puro cristallo. L'osservazione delle macchie
solari  conferma questa realt: anche l'astro che si presume centro
dell'universo  "imperfetto".
     La reazione della scienza aristotelica ufficiale  immediata e
passa  dal  negare  veridicit  alle  osservazioni  fatte  con   il
telescopio(112)  all'escogitare immaginose ipotesi  per  "spiegare"
ci   che  attraverso  l'occhiale  di  Galileo  effettivamente   si
vedeva(113).
     L'universo  di  Aristotele  di nuovo fatto  a  pezzi,  questa
volta attraverso "sensate esperienze" e "necessarie dimostrazioni".
     Le  scoperte  di  Galileo e il metodo  da  lui  usato  pongono
problemi  talmente  nuovi  nell'affrontare  la  discussione   sulla
conoscenza  e  sugli  strumenti per raggiungerla  che  giustificano
pienamente  l'idea  di  una  Rivoluzione  scientifica  che  si  sta
compiendo.
     Alla  veridicit del telescopio abbiamo gi accennato.  Ma  il
problema  va al di l della qualit delle immagini che lo strumento
forniva  e  diventa, pi in generale, il problema dello  strumento.
L'esperienza  sensibile  e i dati da essa  forniti  possono  essere
rifiutati,  come nel razionalismo, o accettati, come nell'empirismo
e  nello  stesso aristotelismo: ma le immagini di cui parla Galileo
non  sono  percepite direttamente dalla vista, non sono  esperienze
sensibili  nel  senso  tradizionale  della  parola.  Si  tratta  di
stabilire  se  lo  strumento altera e inganna oppure  potenzia  gli
organi di senso. A noi, oggi, la questione pu sembrare banale,  ma
non  lo  era  ai tempi di Galileo. Alla base della moderna  scienza
sperimentale e strumentale sta il riconoscimento che i  limiti  dei
nostri sensi non sono sufficienti per una loro condanna definitiva,
ma  anzi  devono  servire  da  stimolo a  potenziarli:  "Di  fronte
all'imperfezione  dei  nostri  sensi"  scrive   L.   Geymonat   "lo
scienziato  ha  il  compito  non  di  limitarsi  a  condannare   la
conoscenza sensibile, ma di creare i mezzi per renderla via via pi
perfetta"(114).
     
     p 96 .
     
     "Pi perfetta"  un'espressione grammaticalmente scorretta: la
perfezione,  se  davvero tale, ha un valore  assoluto,  quindi  non
perfettibile. Con essa L. Geymonat intende sottolineare  come,  per
Galileo,  nel  campo della conoscenza scientifica non  abbia  senso
parlare  di  "perfezione assoluta", perch  questo    un  concetto
metafisico  e  non verificabile; tutte le proposizioni scientifiche
devono  essere  invece  sottoponibili a verifica  sperimentale:  un
oggetto qualsiasi  "perfetto" quando assolve alle funzioni che gli
sono  attribuite. In questo modo il concetto di perfezione  diventa
relativo,  cio  misurabile nel rapporto tra  l'oggetto  e  i  suoi
scopi: un coltello ben affilato  perfetto in quanto  in grado  di
assolvere  alla sua funzione, che  quella di tagliare; ma  risulta
immediatamente  evidente  che questa sua  "perfezione  relativa"  
suscettibile  di miglioramenti, ad esempio utilizzando  un  diverso
tipo di acciaio e una diversa forgiatura della lama(115).
     Quando  padre  Clavio,  professore di matematica  al  Collegio
Romano,  dopo  aver in un primo momento dubitato  della  veridicit
delle  immagini viste al telescopio, pur ammettendo  la  "rugosit"
della  Luna,  elabor  la  sua  teoria sulla  sostanza  cristallina
invisibile che la ricopriva rendendola cos perfettamente  sferica,
come  voleva  la tradizione aristotelica(116), Galileo obiett  che
quella  ipotesi  non era n dimostrata n dimostrabile  e  pertanto
doveva   restare  assolutamente  fuori  dal  discorso  scientifico:
"l'immaginazione   bella" - scrive Galileo - ,  cio,  una  bella
immagine,  ma  le mancano le caratteristiche richieste  per  essere
accettata dalla scienza(117).
     
La difesa del sistema copernicano.
     
Il  sistema  copernicano trova quindi nella fisica di  Galileo  una
verifica  empirico-sperimentale: la descrizione  che  Copernico  fa
dell'universo      la  descrizione  della  sua  struttura   reale:
all'interpretazione  strumentalistica  di  Osiander  e  Bellarmino,
Galileo oppone l'osservazione diretta del cielo.
     La difesa del sistema copernicano assume quindi per Galileo il
significato  di una difesa del proprio metodo scientifico  e  delle
proprie   profonde   convinzioni  religiose  e  filosofiche.   Come
Copernico,  egli  convinto che sia possibile operare  una  rottura
rivoluzionaria  nel  campo della conoscenza scientifica  mantenendo
una  continuit con la concezione dell'Essere che si era  affermata
con  il  pensiero  greco e con quello cristiano:  la  Verit  della
scienza      altheia,   svelamento  della  struttura   immutabile
dell'Essere.  In questo senso la scienza, in quanto asservita  alla
Verit,   a servizio della fede e della grandezza della Chiesa.  A
condizione che la Chiesa riconosca un ruolo autonomo alla scienza e
accetti il suo contributo.
     
     p 97 .
     
Il processo.
     
La  Chiesa  di  Roma, anche nella sua componente culturalmente  pi
avanzata e pi aperta al nuovo, rifiuta il progetto di Galileo e lo
porta in giudizio davanti al Sant'Uffizio.
     Dopo  una  prima  denuncia  nel 1612  per  eresia,  in  quanto
sostenitore  dell'eliocentrismo, e dopo la condanna  ufficiale  del
copernicanesimo, nel 1616 a Galileo fu ingiunto di  non  sostenere,
n a voce n per iscritto, la teoria copernicana.
     Convinto  di  avere  le  "prove fisiche" dell'esattezza  della
teoria  copernicana, Galileo pubblic nel 1632 il Dialogo  sopra  i
due massimi sistemi del mondo, tolemaico e copernicano. Accusato di
non  aver  rispettato  la  diffida  del  1616,  fu  processato  dal
Sant'Uffizio; il 22 giugno 1633 Galileo abiur(118) e  il  processo
si  concluse  con la condanna al carcere formale,  cio  ad  essere
imprigionato a Roma nella carceri del Sant'Uffizio(119).
     
     p 98 .
     
     L'abiura  non deve certamente essere intesa come una  rinuncia
di Galileo alle proprie convinzioni scientifiche, ma senza dubbio 
un atto di sottomissione alla Chiesa di un cattolico convinto e non
atto di codardia.
     Resta  da  capire perch la Chiesa abbia imposto a Galileo  la
gravissima umiliazione dell'abiura e della condanna in relazione al
copernicanesimo, senza prendere in considerazione il fatto  che  le
ricerche  galileiane  nel  loro complesso  stavano  producendo  una
rottura  con la fisica aristotelica ben pi grave di quella causata
dal copernicanesimo.
     Pietro  Redondi,  con un suo importantissimo  lavoro(120),  ha
riaperto  la  discussione  su questo punto  avanzando  una  ipotesi
suggestiva:  sarebbe  stato  lo stesso  papa,  Urbano  ottavo,  che
continuava  ad  avere una certa simpatia per Galileo,  a  volere  e
accelerare  il  processo  e  la condanna  per  copernicanesimo  per
sottrarlo ad una accusa ben pi grave, quella di materialismo,  che
i   gesuiti   stavano  approntando  sulla  base  delle   concezioni
atomistiche  dello scienziato filosofo. I risultati di un  processo
per tale imputazione sarebbero stati sicuramente ben pi gravi.
     Molto  probabilmente  i  cardinali  del  Sant'Uffizio  avevano
intuito  quanto la stessa Chiesa, tre secoli e mezzo pi tardi,  ha
riconosciuto  e accettato: la realt  una, come una   la  Verit,
mentre  gli strumenti per giungere ad essa sono due, la fede  e  la
scienza;  ma  non potevano accettare che la fede, cio  la  Chiesa,
rinunciasse completamente a intervenire sul piano della  conoscenza
della  natura  lasciando  campo  libero  alla  scienza.  Ora,   non
potendosi  sovrapporre  i campi d'azione dei  due  strumenti,  ogni
avanzamento  della scienza produce automaticamente una  diminuzione
del  terreno d'azione della fede, rendendo cos labile, e  comunque
"mobile",  la demarcazione tra questioni di scienza e questioni  de
Fide. A meno che non si ripensi radicalmente la funzione della fede
e  della religione, ponendola su un piano completamente diverso  da
quello  della  scienza(121). Ma se questo    stato  possibile  nel
ventesimo   secolo,   forse  non  era  nemmeno   immaginabile   nel
diciassettesimo.
     
     p 99 .
     
Il fardello di Galileo.
     
Galileo,   pi   di  ogni  altro  protagonista  della   Rivoluzione
scientifica,  ha  lasciato in eredit al  pensiero  occidentale  un
fardello estremamente pesante da portare.
     Prima   di  tutto  le  responsabilit  della  comunit   degli
scienziati. Francis Bacon, che aveva intuito l'importanza di questo
problema,  sostiene che gli scienziati devono lavorare in comunit,
sotto il controllo dello stato, cio della collettivit. La scienza
moderna,  infatti, come abbiamo visto, si muove su una via  che  la
allontana  sempre di pi dal senso comune, quindi dal linguaggio  e
dal  modo  di pensare della "gente". E ogni giorno che passa  e  il
sapere   della  scienza  progredisce,  essa  diventa   sempre   pi
patrimonio  di pochi. L'idea che il sapere non sia per  tutti    -
come ormai sappiamo - un motivo ricorrente nel pensiero occidentale
e  lo  troviamo alle sue stesse origini(122): i moderni scienziati,
come  gli  antichi  filosofi,  si rivolgono  a  un  pubblico  molto
ristretto.  Ma, a partire da Galileo, matura una grande  differenza
tra i filosofi e gli scienziati: mentre i primi usano uno strumento
che  comune a tutti gli uomini, il Lgos(123), gli strumenti della
scienza moderna sono inaccessibili ai pi.
     In  secondo luogo il sapere scientifico moderno, a partire  da
Galileo  e almeno fino a tutto il secolo diciannovesimo, ha assunto
i caratteri dell'epistme, cio della conoscenza incontrovertibile.
Galileo    ha    distrutto   per   sempre    l'idea    aristotelica
dell'incorruttibilit  dei cieli e della separazione  della  fisica
terrestre  dalla fisica celeste: ma considerando l'intero  universo
"un  libro  scritto  in  lingua matematica",  ha  esteso  al  mondo
sublunare  la  perfezione  dei  cieli  di  Aristotele.  Le   verit
dimostrate con il metodo sperimentale sono suscettibili  di  essere
ampliate,  ma  non negate. Lo scienziato diventa depositario  della
Verit.
     Infine  il  carattere pratico-operativo del sapere scientifico
moderno  fa s che l'aspetto essenziale dell'epistme, il possesso,
si  trasformi  da possesso della verit del reale a possesso  delle
cose  reali e quindi al dominio della scienza sul mondo. L'idea  di
progresso  si affianca, quindi, fin dal suo nascere,  a  quella  di
progressivo controllo della natura, attraverso la conoscenza  delle
sue  leggi, e a quelle di un progressivo asservimento della  natura
all'uomo,  o addirittura a quei pochi tra gli uomini che possiedono
il sapere scientifico.
     La  scienza moderna ha tolto la Terra dal centro dell'universo
e  vi  ha  collocato, con prepotenza, l'uomo, e in  particolare  lo
scienziato:  il futuro del mondo  nelle sue mani. Dal momento  che
se  ne  conoscono le regole, si pensa di poter modificare il  mondo
secondo  un  nostro progetto. In quanto capacit  di  progettare  e
"creare"  ci  che  (ancora) non , la scienza prende  il  posto  e
assume le caratteristiche metafisiche della divinit.
